Con l’arrivo del tempo di Avvento, i corridoi del monastero si animano di melodie antiche, canti che risuonano come eco di tradizioni secolari. Questi canti, particolarmente curati, non sono solo note musicali; sono chiavi che aprono la porta alla contemplazione del mistero che celebriamo, un invito a tuffarsi nella profondità di una storia tessuta dalla Sapienza divina. Ogni nota, ogni parola, ci conducono a rivivere quei momenti in cui la Grazia ha plasmato capolavori di fede e umanità. Un’armonia che non è solo emozione, ma orientamento pratico della nostra vita. Niente di straordinario o circoscritto a un periodo dell’anno, ma un’opportunità che si ripresenta per allungare il passo con una rinnovata consapevolezza della nostra chiamata. Al centro c’è il cuore dell’Uomo e di qualunque uomo visitato da Dio: e un messaggio che di cuore in cuore è arrivato a noi e fa vibrare le giuste corde. Accogliamo con piena gratitudine il dono di un tempo così intenso, che sembra rallentare il suo corso, proprio per la densità che offre: siamo tutti esposti al rischio di diventare spettatori passivi della nostra vita, presi da vortici di preoccupazioni, non c’è muro tanto spesso che possa impedirlo. Per questo anche noi ci esortiamo vicendevolmente per restare vigilanti sentinelle che vivono densità e attesa non solamente per sé stesse. Cerchiamo di essere sentinelle che guardano, scrutano l’orizzonte per portare annunzi di speranza e di rileggere comunitariamente e personalmente la nostra storia che è la storia dell’Inesauribile che si fa raggiungere, del trascendente che si manifesta, dell’Invisibile che parla però bocca a bocca con i profeti (cfr. Num 12,8), di una Parola eterna che crea, assume tratti di culture diverse per “imparare” linguaggi umani e simbolici, fino a diventare carne. Come cerchiamo di immergerci nella storia e riconoscere le epifanie di Dio? Se la Parola che crea, meditata in continuità, è la chiave di lettura e di dialogo con Dio e il supporto che ci aiuta a vedere l’Invisibile attraverso i frutti che Egli porta con la sua Presenza tra noi, è necessario un particolare silenzio, una custodia delle parole opportune per confrontarci con sapienza nei momenti della giornata che sono riservati all’incontro fraterno. Il silenzio si fa custode della Parola di Dio: seppure la nostra vita quotidiana già ci insegna a rimanere in ascolto, l’Avvento rappresenta un richiamo forte e chiaro a intensificare questa pratica. Si tratta di una verifica per affinare i nostri sensi spirituali, purificare lo sguardo e aprire il cuore a un’esperienza ancor più profonda di Dio. La solitudine orante mette ordine nel disordine della nostra natura instabile, favorisce l’abbraccio tra la spiritualità e la quotidianità per la genuina adorazione del Dio vivente. La nostra anima inizia a fiorire lì dove ci fermiamo a riflettere e a dialogare con Dio, come fiorisce la steppa e si predispone alla saldezza profetica, così come suggerisce il profeta Isaia. “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio!” (Is 35) Il privilegio di poter vivere il nostro tempo misurato sul battito di un cuore che cerca Dio, come precedentemente accennato, non può consumarsi soltanto tra le mura del monastero: “Dite!” è una sollecitazione a lasciar traboccare la nostra esperienza, perché possa essere un incoraggiamento nella chiesa locale, un contributo, una missione specifica perché la vita di tutti possa riallinearsi sul Vangelo, possa essere vissuta nel desiderio crescente di vedere Dio. Le porte del nostro santuario restano aperte per pregare insieme: la Regola carmelitana chiede di avere un cuore aperto, di avere uno sguardo penetrante, che attraversa le pareti dei cuori. La sobrietà degli attimi quotidiani amplifica il messaggio divino che ci esorta alla conversione, alla ricerca della verità. Sì, in questo tempo cerchiamo di percorrere la via dei poveri del Signore che sanno riconoscere il Signore che viene e ci sorprende: l’amore per il silenzio è legato alla sua sacralità che diventa fecondità durante lo svolgimento delle nostre attività, durante i nostri pasti e le nostre conversazioni, trasformandoli in atti di lode e riflessione. Non è scontato e non è una conquista compiuta una volta per tutte. Il Re sta per venire, se pare che indugi, restate in attesa, perché verrà. Incoraggiamoci a vicenda perché un giorno sia pienamente condivisa la gioia dell’Incontro!
La Redazione


