CHIEDI AL SILENZIO

 

Questo spazio si apre alla possibilità di testimoniare esperienze di incontro con la Parola che salva: in un luogo dove si può facilmente ascoltare le risonanze del cuore…

 

… e se c’è un luogo in cui questa domanda può essere accolta è il Santuario del Cerreto. Talvolta capita, almeno a me, di non avere neanche la consapevolezza della domanda. Mi siedo, la domenica mattina sempre in netto anticipo rispetto all’inizio della Celebrazione Eucaristica, e ascolto. Da un tempo in qua, appena entro, prendo una delle Bibbie che le monache carmelitane mettono sulla prima fila di panche e leggo. Ed è stato qui, in un momento come quello che mi sono trovata a leggere il cantico di Anna nel primo libro di Samuele. Mentre leggevo mi sembrava di ascoltare Maria innalzare il suo Magnificat, non una preghiera per me, ma “la preghiera”.

Nessuna pretesa di avere scoperto qualcosa di inedito. Non mancano certo studi e articoli in cui viene messa in luce questa sorta di continuità tra le due invocazioni. Quasi un annuncio il primo che approda alla compiutezza del secondo. Ma per me, che sono solo una appassionata di teologia e di Sacre Scritture, senza alcuna preparazione accademica, si è trattato di qualcosa di molto potente. Che mi interroga e che mi chiarisce sempre più come la lettura dell’Antico Testamento sia un cammino da leggersi alla luce e nella prospettiva della Buona Novella. Non solo. Ma come e quanto La Parola sia materia viva, che vive appunto insieme e accanto a chi la legge. Nessuna scoperta dunque ma, ancor più e ancor più potentemente, non un nuovo sguardo ma uno sguardo nuovo su ciò che si è magari letto più di una volta.

Vediamo, in parallelo i due testi o, almeno per quanto riguarda il Cantico di Anna, le parti che risuonano come, diciamo così, un Magnificat veterotestamentario. Già dall’incipit Il mio cuore esulta nel Signore.

Come non sentire il riverbero delle prime parole di Maria nel suo Magnificat L’anima mia magnifica il Signore.

E ancora nel Cantico L’arco dei forti si è spezzato ma i deboli si sono rivestiti di vigore. I sazi si sono venduti per un pane, hanno smesso di farlo gli affamati. Parole che mi hanno condotta a quelle del Magnificat […] ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Due donne che, pur per motivi diversi, stanno dando la luce una storia nuova. Anna, a cui fino a quel momento il Signore aveva dato un grembo sterile si troverà a partorire Samuele. E Maria che imprimerà alla storia, “di generazione in generazione” la beatitudine di dare alla luce Dio. Una profezia per ciascuno di noi, una pro-vocazione: il futuro del cristianesimo dovrà essere mariano, chiamando ciascuno di noi a partorire ogni istante, ogni giorno, Dio.

Due donne, due voci femminili che accolgono, comprendono e “cantano” un Dio che ribalta le logiche del mondo, le logiche del potere, disegnando un Regno in cui saranno i deboli e gli umili a mostrarci e a parlarci di Dio. Voci che, lette in parallelo, sono anche un ulteriore invito a posare uno sguardo nuovo anche sul Dio dell’Antico Testamento, che è annuncio del Dio di Gesù. Un filo, un cammino, un percorso da Anna a Maria, il viaggio messianico di Israele che trova compimento nell’incarnazione, nell’utero di una donna, Maria. Un utero che abbiamo diluito in grembo e in seno ma che, nel Te Deum, scritto chiaramente “Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti Virginis uterum”

Anna e Maria, il Cantico di una e il Magnificat dell’altra, come il mistero che si annuncia ma, non secondo una logica cronologica, (non è così, credo che andrebbero letti) quanto semmai nella logica “ribaltata” di Dio. Una sterile e una vergine (che significa qualcosa di ben diverso dal significato che diamo a questa parola), due inni alla capacità di accogliere la “sfida” generativa che Dio ci propone. E che questa sfida sia la fede?

 

Geraldine Meyer, Farnese (VT)

 

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