Questa sezione, normalmente dedicata a rileggere la storia legata al Santuario del Cerreto, attraverso “sguardi biblici” e ricerca di continuità di esperienze spirituali, si apre anche alla rilettura di storie personali: il “rileggersi” alla luce di una grazia che si rinnova, confluisce nella rilettura di ciò che Dio opera nei luoghi in cui siamo chiamati a vivere la nostra esistenza, la nostra specifica missione. Così potrà capitare di leggere testimonianze che incoraggiano a riconoscere la visita del Signore negli eventi personali, come anche riflessioni legate al messaggio che la Madre Addolorata ci ha consegnato per aiutarla a far risuonare nel cuore di tutti i suoi figli, che Gesù ha amato e ama “fino alla fine”, totalmente, ogni uomo. La consolazione e la speranza che si rinnovano alla luce di questa verità di fede diventano esperienze concrete e leggibili negli sguardi, nei gesti, nelle scelte di coloro che combattono ogni giorno per restare nell’Alleanza che salva e libera.
Dipendente dal paradiso
Sono nata in una famiglia accogliente, prima di quattro fratelli, con la naturale inclinazione all’accudimento dei più piccoli. Adesso riconosco in quella prima esperienza di relazione, il seme piantato da Dio per quella che sarebbe stata la mia attività lavorativa: sono un’insegnante di scuola dell’infanzia. Da bambina mi affascinavano tutte le persone nelle loro diversità e peculiarità, nonostante subissi dolorose esperienze di bullismo: vivevo la vita come un’avventura ricca di doni inaspettati e ogni incontro come una scoperta! La più bella è stata quella del mio primo giorno di catechismo: una donna, con voce ferma, mi presentava il mio “Benefattore” come una Persona che dona esageratamente Sé stesso. E chi me lo rivelava? Una donna che, di quell’infinità di doni, sembrava non ne avesse ricevuti molti… Era grossa, con gambe cortissime appoggiate ad uno sgabello di tela e ferro posizionato sui pedalini della sua carrozzina: le sue braccia erano immobili e con un bastoncino si spostava i capelli che le scivolavano davanti agli occhi, usando le uniche due dita funzionanti. Come era bella Bruna con il suo viso rubicondo, sorridente, che emanava felicità e parlava di un Dio d’amore con così tanta passione che sembrava lo conoscesse personalmente. Senza farmi troppe domande, divenni la sua ombra: passeggiavamo per le vie del mio paese, io spingevo la carrozzina, lei pregava il rosario ed io rispondevo alla preghiera, senza stancarmi, anzi, facendo “scorta di pace interiore”. Bruna non conduceva solamente una vita intensa di preghiera, ma era impegnata in una nobile attività, come incaricata diocesana del CVS di Grosseto (centro volontari della sofferenza). Cos’è il CVS? Un gruppo di persone con disabilità che risponde alle richieste della Madonna e si impegna a sostenere l’integrazione di tali persone nella società. In questo incontro c’era un dono nascosto che attendeva di essere ricevuto! Ho varcato la soglia di questo “mondo ai margini” e ho conosciuto tante ed innumerevoli abilità che superano l’immaginazione: relazioni stupende che mi hanno aiutato a guardare le mie difficoltà in modo diverso e anche a offrirle. Un esempio? Io ho problemi di memoria e lo esprimevo come un disagio: mi sentivo rispondere che potevo essere un’amica perfetta, alla quale poter raccontare tutti i pensieri più brutti per dimenticarsene insieme. Oppure, la mia fatica nello scrivere a causa della dislessia: diventava un’opportunità, per chi non poteva scrivere, di correggere i miei errori, facendo “squadra” per ottenere un risultato. E cosa è questo se non un angolo di paradiso dove l’uno è al servizio dell’altro e i limiti di ognuno diventano potenzialità di bene per tutti? All’interno di questa realtà mi sembrava più difficile fuggire dalle proprie responsabilità. Era evidente l’impegno di tutti, chi con le opere chi con la preghiera, per realizzare il sogno di Dio per ciascuno: nessuno si sentiva insignificante, ma utile al proprio posto e nella propria missione. Avete mai avuto la percezione di essere “invasi” dall’amore? Ecco, si trattava e si tratta tutt’oggi, di vivere questa esperienza che apre il cuore alle necessità dell’altro. Di chiunque altro. Ci si rende conto che non sono sufficienti preghiera e impegno sociale per rispondere alle necessità dei fratelli, ma nel desiderio di abbracciare tutti, si sperimenta comunque una forte circolarità d’amore. Quando una nostra incaricata diocesana che viveva con la sorella, rimase sola, ho sentito che potevo offrirmi per andare a vivere con lei: mi sembrava di cogliere un invito di Dio per mettere le basi al “dopo di noi”, ovvero, uno stabile come luogo in cui riunirsi e svolgere attività. E la conferma non tardò ad arrivare: la curia di Grosseto concesse in comodato gratuito, quella che ora è la Casa di Miriam. La mia vita si divideva tra l’insegnamento della religione nella scuola d’infanzia, la Casa di Miriam, il catechismo e altri servizi in parrocchia. Il Signore mi stupì ancora una volta quando, durante un corso di esercizi spirituali per i disabili organizzati a Re – un paesino della Valle Vigezzo – mi fece incontrare l’uomo che sarebbe diventato mio marito. Con lui ho potuto condividere tutto, anche l’impegno del CVS, sebbene non in modo così pieno come avrei voluto. Nel mio non sentirmi abile, tutte le volte che avevo necessità di ricordare qualcosa e la mia mente non mi aiutava, tutte le volte che le persone mi salutavano ed io non ricordavo assolutamente di conoscerle, tutte le volte che, già da bambina, mi sono sentita vecchia, il Signore si è rivelato e mi ha rivelato la strada da percorrere. Per motivi di lavoro, io e mio marito ci siamo allontanati dalla nostra Grosseto: e attraverso il distacco dalla realtà che faceva vibrare le nostre corde interiori, ha alimentato il nostro desiderio di offrire la nostra vita – con le sue fragilità – ai più deboli e indifesi. Loro, il nostro tesoro nascosto! Quanto ci mancavano le celebrazioni Eucaristiche piene della vita di bambini che, al fianco dei genitori, cominciavano ad esplorare la vita della Chiesa; e Carlino che con la sua spasticità, storpiava le parole e cercava di tacere per non infastidire nessuno, senza però riuscire a contenere risonanti “amen”; Bruna che con la sua voce forte e cadenzata, suggeriva il ritmo all’assemblea per risposte corali e ordinate; Elisabetta che correva in modo scomposto e traballante per prendere il cestino delle offerte, perché sentiva che era il suo compito. Ma soprattutto sentivamo mancarci la possibilità di accompagnare i nostri amici con le ruote a ricevere Gesù Eucarestia. Quanto avrei voluto condividere questa esperienza lì dove il lavoro ci obbligava a vivere: lo avrei voluto, sì, per far comprendere come può ardere il cuore di coloro che si sostengono nelle loro fragilità, nella loro ricerca di Colui nel quale tutto possiamo! Per noi, le claudicanze, il vociare dei bambini e di coloro che non riescono a regolare la voce a causa della loro invalidità, nonché ad essere autonomi per una piena partecipazione alla celebrazione eucaristica, sono un angolo di paradiso. Ora che siamo nuovamente a Grosseto, famiglia che vive gioie e fatiche, continuo a percepire la possibilità di nuove aperture, nuove relazioni che svelino altri angoli di paradiso, custoditi da Dio.
Laura Detti, Grosseto


