La storia ha un valore inestimabile: ci permette di comprendere i processi evolutivi (e involutivi) di un’umanità che cerca di costruire il suo futuro. Leggere e rileggere i percorsi di vita per poi raccontare e raccontarsi, condividere, crescere insieme, sostiene il lavoro di meticolosa tessitura di trame per il prezioso abito nuovo, l’abito della festa! Candido nella misura in cui, accolta la pace definitiva donata dal Risorto, sapremo vivere nella verità le tre relazioni costitutive con Dio, con sé stessi e con gli altri. La storia è maestra, ancor più se riconosciuta storia di salvezza che insegna qualcosa di fondamentale: Israele, il popolo scelto e convocato da Dio, ha incontrato il suo Creatore nella propria storia e la stessa creazione è vista come un evento storico, come il primo gesto di questo processo salvifico (cf. Sal 136,5-9). Nella Bibbia verifichiamo quanto spazio sia dato alla storia e ai racconti. Il popolo da’ ragione della sua fede attraverso racconti che narrano l’azione divina: i gesti di Dio hanno bisogno della parola che li annuncia e li commenta. Senza la parola resterebbero muti. Per questo i racconti biblici sono un intreccio inscindibile di azione e parola, storia e interpretazione. (cf.B. Maggioni-E. Prato, Il Dio capovolto, 15). L’orientamento profondo del pensiero biblico sollecita anche noi, oggi, avivere la nostra storia allo stesso modo: nell’Esodo, nella creazione e nell’intera storia del popolo, come anche nella provvidenza quotidiana («Egli dà il cibo ad ogni vivente»: v. 25), è sempre la stessa qualità di Dio che si rivela: «per sempre è la sua misericordia». (v. 16) Potremo quindi verificare insieme, attraverso i “racconti” di questo numero, le esperienze di purificazione e liberazione che abitano questo territorio e altri territori ad esso connessi da legami umani e spirituali; potremo scoprire squarci di luce che fanno apprezzare nuovi e trasparenti vissuti di un popolo in ricerca, che riceve risposte dal Dio della Vita. Per cogliere il significato della propria esperienza religiosa, del Sommo Bene che si rivela e raggiunge le profondità dell’uomo, lo custodisce e sollecita una rinascita spirituale. Forse constatiamo che le nostre vite si sviluppano tra due pesche miracolose: la prima, descritta dall’evangelista Luca, parla di pescatori ancora non in confidenza con Gesù, stanchi per una notte infruttuosa trascorsa con le reti in acqua. Sulla parola del Maestro, però, Pietro accoglie la sollecitazione a riprendere il largo in pieno giorno e le reti si riempiono. Di fronte a tale miracolo, cresce la consapevolezza della fragilità propria dell’umanità e Pietro riceve la rassicurazione di Gesù: non temere, ti farò pescatore di uomini. La seconda pesca miracolosa descritta dall’evangelista Giovanni vede ancora gli apostoli, pescatori in barca, stanchi non solo per l’infruttuosità della notte ma anche per l’assenza di Gesù, il dolore per la sua morte in croce. Egli si manifesta risorto e non è riconosciuto, neanche quando esorta a riprendere il largo, come aveva già fatto agli inizi della sua vita pubblica. Il miracolo si ripete, le reti dei pescatori si riempiono e il discepolo amato, in quell’abbondanza di grazia riconosce la presenza del Signore. Così è nella nostra vita: “muoversi” accogliendo la Parola, sollecita l’abbondanza di grazia, lì dove ogni speranza umana naufraga. E questa esperienza ci aiuta a consegnare a Colui che sa tutto, la nostra vulnerabilità, i nostri desideri. A rendere le pareti del cuore come quelle reti rese capaci di contenere, senza strapparsi, l’enorme quantità di pesci. L’enorme quantità di vita donata di cui l’uomo, capax Dei, è felice destinatario.
Sr M. Daniela Del Buon Pastore, O.Carm. Cerreto di Sorano (GR)