IL COLORE DEI NUMERI

In quanti modi Dio si prende cura di noi… se solo fossimo più attenti e fiduciosi!

“Viste dai differenti lati, le persone trinitarie non sono mai soltanto “persone”, ma anche “spazi” l’una per le altre. Ciascuna persona è al medesimo tempo spazio di movimento, di vita e di abitazione per le altre due. Ciascuna persona diventa, in forza della pericoresi, spazio abitabile per le altre. Ciascuna persona è per le altre, persona che si lascia abitare e che al tempo stesso si concede”. “Dio rende sé stesso spazio abitato dalle sue creature, ma al tempo stesso entra nella sua creazione per renderla propria dimora”. (Cfr J. Moltmann, Scienza e sapienza. Scienza e teologia in dialogo, Queriniana, Brescia 2003 – 122. 126)  Perché no? Perché non cercare connessioni che permettono di scoprire e vivere le meraviglie della nostra esistenza? E ci ritroviamo ad intrecciare scienza e fede, natura e pensieri: ad intrecciare per liberare qualcosa di nuovo e vitale.

 

 

Il colore dei numeri

 

Ricordi di infanzia,

di ciò che pensavo accadesse a tutti.

Ricordi, ma anche esperienze dell’oggi:

tutto ha un colore nella mia mente.

E ciò che pronuncio o che scrivo,

si tinge… combinazioni di arcobaleno,

si collocano in spazi aperti.

Ogni parola ha il suo posto,

ogni numero il suo colore.

 

Qualcuno ha mai sentito parlare di “sinestesia”? Probabilmente sì. È una figura retorica che ha in sé un particolare carattere espressivo. Il termine greco – syn-aisthanestai – significa “percepire insieme”: in letteratura si applica associando termini che appartengono ad ambiti sensoriali diversi, come ad esempio, “voci di tenebra azzurra” in La mia sera di Giovanni Pascoli. Nel cuore del poeta, colori e suoni si abbracciano per dare vita a emozioni, a qualcosa di inesprimibile con il supporto di un solo senso. E cosa dire della “balaustrata brezza su cui poggiare stasera la mia malinconia”? Versi della poesia Stasera di Ungaretti: un eterno presente in cui poeta e sentimento si identificano. Ma non necessariamente chi ricorre a questa forma espressiva, è un sinesteta. Infatti, la “sinestesia” è anche una condizione neurologica. C’è chi nella propria mente percepisce realmente il “colore di una voce” … non è follia e neanche fantasia fuori controllo.

Ma perché soffermarci su queste particolarità? Si tratta di connessioni speciali che si inseriscono in un sistema di altre connessioni: e tutto ciò che è connesso, è in relazione per uno scopo. Individuare nuove relazioni è un percorso interessante e affascinante: esistono diverse forme di sinestesia, grafema-colore, tattile, lessicale-gustativa. Benché questo fenomeno sia associato a una buona memoria e a una eccezionale creatività e alcuni studi ne stiano approfondendo le possibili origini genetiche, è interessante soffermarsi sulla predisposizione ad associare percezioni e concetti distanti tra loro. Sarà forse un accostamento ardito, ma anche solo a livello percettivo, questa condizione richiama alcune caratteristiche del nostro pellegrinaggio spirituale. Il nostro, è un viaggio di ritorno al Padre, impreziosito dall’esperienza di Dio incarnato, fatto uomo. È un viaggio in cui scopriamo cosa significhi recuperare la somiglianza con Dio Uno e Trino: un viaggio che non compiamo da soli. Attraverso la preghiera, la relazione con Dio, stabiliamo connessioni umano divine che abbracciano tutte le relazioni e connettono in modo naturale e soprannaturale cuori simili ma diversi. Comunicazione, connessione, non indicano semplicemente scambio di informazioni, ma capacità di ascolto, di accoglienza, di “entrare” gli uni negli altri con la libertà di uscire o restare per arricchirsi di esperienza, per imparare i segreti dei legami più profondi che ci rendono un cuor solo e un’anima sola. Non la solidarietà di un momento o la simpatia o l’impegno/sforzo di far del bene per sollecitazione morale, ma vera empatia. Edith Stein, S. Teresa Benedetta della Croce, descrive l’empatia non come immedesimazione con l’altro, poiché nell’empatia non c’è un noi, ma due che si mantengono distinti soggettivamente e si costituiscono soggettivamente nella relazione empatica. In questo frammento la Stein chiarisce il significato di empatia. Cosa avviene, per esempio, quando io incontro il dolore dell’altro? E lo “vedo” nei tratti del suo volto, nel “non verbale” che ha una forza comunicativa maggiore rispetto a ciò che esprimiamo con le parole? Non posso conoscerlo quel dolore: non posso descriverlo attraverso la mia esperienza di dolore, perché l’altro ha il suo vissuto, diverso dal mio. Posso però acquisire emotivamente la realtà del sentire altrui. Empatia, dunque, è il viversi in relazione. Ecco che vicinanza o lontananza, accoglienza e premura, ognuna con il suo colore, come una girandola esposta al vento della vita, danno corpo ad un arcobaleno che si chiama “sentire insieme”. È un’esperienza intima, che non invade la libertà dell’altro: un’esperienza delicata e tenace. Uno strumento validissimo per aver cura dell’altro.

In natura tutti gli elementi sono perfettamente collegati tra loro, un equilibrio perfetto – tra significati e compiti specifici – per la sopravvivenza dell’ecosistema. Ramificazioni nascoste o visibili che ci spingono oltre. E ci insegnano anche ad andare controcorrente: come i salmoni che riescono, attraverso una linea laterale che percepisce variazioni di frequenze e intensità dei fenomeni, a comprendere linguaggi ambientali e volgerli al proprio favore. O come fringuelli che, connettendosi con il loro ambiente, ne apprendono le caratteristiche fisiche e il modo in cui il suono deve propagarsi.

Anche il funzionamento del nostro corpo può spiegare e sostenere la nostra ricerca di connessioni dal punto di vista umano e spirituale. Non leggiamo forse nella sacra Scrittura qualcosa che riguarda il “benessere” di un corpo ben compaginato e connesso? Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare sé stesso nella carità. (Ef 4, 11-16) Siamo tanti, siamo diversi, per santificare il nostro spazio e il nostro tempo, entriamo in relazione, mettiamo in gioco e investiamo ciò che siamo per il bene comune. Connessioni di dialogo, di amicizia, di lavoro, creano reti che consolano, che aiutano la comprensione di una vita da esplorare! “Da lui”: la prima necessaria connessione si stabilisce attraverso la preghiera con il Datore di vita: e poi, la riconciliazione che riporta tutto all’equilibrio connettendo attraverso il perdono ricevuto e donato, al bene più grande che è una “edificante” comunione. Torniamo al nostro cervello che risponde a stimoli sensoriali o concettuali: non descrivono forse caratteristiche empatiche della persona? Partendo da fenomeni naturali ci rendiamo conto dell’affascinante complessità della relazione, di tutte le sue sfumature di colore, di tutti gli spazi di incontro organizzati su linee che corrono partendo e tornando da un punto di fuga. Proiezioni di un punto all’infinito! Sta a noi costruire ponti tra linee parallele: come tracce neuronali che aprono nuove strade, come neuroni specchio che attraverso processi di imitazione, empatia e apprendimento sociale, si attivano nell’attenzione all’altro. E cos’è questo ponte se non la comprensione delle azioni altrui e la condivisione delle emozioni? La risposta al bisogno dei bisogni che è avere qualcuno vicino? E la formazione di legami sociali? E la consapevolezza di una fraternità universale? E ancora, la bellezza di essere un popolo convocato da Dio? Meccanismi che ci permettono di apprendere profondità nascoste e di sviluppare livelli di stupore e bellezza inimmaginabili. Possiamo “leggere” gli stati mentali di chi ci sta accanto, comprendendo le motivazioni delle sue scelte e i desideri che lo animano? Penso di sì. Resterà sempre qualcosa di nascosto ai nostri occhi, che riguarda i segreti dell’anima, conosciuti solo da Dio. Ma l’impegno nel mettersi nei panni degli altri facendo crollare i filtri di pregiudizi e giudizi, è senz’altro possibile. Non sono dunque norme morali da imparare a memoria, ma connessioni da… sinesteti! Ascoltare la voce di Dio per vedere il suo Volto. Ascoltare per vedere: molto di più che ascoltare una parola per vederla colorata! In più, ascoltare la voce di Dio, tutti e ciascuno per vedere personalmente e comunitariamente il suo Volto, non ha prezzo.

Aristotele nella sua Metafisica, affermava che “Il totale è maggiore della somma delle sue parti”: le parti sono poste in relazione reciproca, formano un sistema di connessioni tra loro, relazione vincente in un team di lavoro, di sport, di gioco, di comunità consacrata, di Chiesa!

Riflettendo biblicamente sulle connessioni naturali che troviamo scelte come immagini evocative di relazioni spirituali, quella del tralcio che porta frutto, connesso alla vite, ci conferma che la connessione alla vita di Gesù produce, incoraggia e promuove la vita. E in Lui, la connessione al Padre. Nello Spirito. È lo Spirito Santo che “connette” per far sbocciare la santità. “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” Gv 6,44

Oltre la solidarietà tra “diversi” con un unico scopo da raggiungere. Quale può essere il sogno “colorato” di Dio? Si deduce dalla sua Parola, il suo Verbo: poter crescere nell’essere gli uni per gli altri, come Lui è misteriosamente in sé stesso un perpetuo dono di sé.

Con le nostre azioni, con il perdono, con la ricerca della verità che rende liberi, con la preghiera che ci immerge nell’intercessione incessante di Cristo a nostro favore (cf. Eb 7,25; Rm 8,34).

 

Sr M. Daniela del Buon Pastore, O.Carm., Cerreto di Sorano (GR)

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