IL DONO DELLA PAROLA

 

Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca, ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Efesini 4:29).

 

Il dono della parola è uno dei maggiori privilegi che l’uomo ha ricevuto, un mezzo attraverso il quale possiamo comunicare non solo con i nostri simili, ma anche con Dio stesso. Ma cosa significa realmente comunicare? E soprattutto, cosa vuol dire ascoltare? Il termine “comunicare” deriva dal latino “communis”, che significa “rendere comune”. Questo implica che ogni essere umano ha la responsabilità di condividere le proprie conoscenze, esperienze e la propria fede con coloro che ne hanno bisogno. Tuttavia, nella società frenetica in cui viviamo, comunicare può rivelarsi una sfida complessa. La capacità di ascoltare l’altro è spesso offuscata da ritmi di vita accelerati, in cui la frase “Non ho tempo” diventa un mantra quotidiano. Ci troviamo così a immaginare una realtà in cui il dialogo profondo viene sacrificato sull’altare degli impegni e delle scadenze. Molti di noi conservano il piacevole ricordo di semplici incontri e servizi reciproci con il vicino di casa, con quei parenti lontani, con i membri della propria comunità parrocchiale. Ascoltare e parlare dovrebbero essere percepiti come due doni divini, strumenti attraverso i quali possiamo migliorare il mondo intorno a noi. I giovani, in particolare, dovrebbero avvicinarsi di più alle loro famiglie e ai loro anziani, che custodiscono esperienze e saggezza. Allo stesso modo, gli adulti devono avere la pazienza e la disponibilità di insegnare ai più giovani i valori fondamentali della vita. Oggi, la comunicazione può sembrare semplice; bastano pochi clic per inviare un messaggio dall’Italia al Giappone in un istante. Tuttavia, la realtà è ben diversa. Troppo spesso ci si dimentica del contatto umano, mentre gli sguardi sono incollati a schermi luminosi. Secondo uno studio dell’ISTAT del 2024, circa il 73% degli internauti usa applicazioni per messaggi. Nonostante viviamo nell’era della comunicazione, sembra che perdere di vista il viso dell’altro sia diventato la norma. Allora, quale potrebbe essere la soluzione per ritrovare il valore del dialogo e dell’ascolto? Certamente, possiamo utilizzare i mezzi digitali per comunicare, ma è fondamentale farlo in modo consapevole. Incoraggiare le persone a osservare chi vive accanto a loro può sembrare una missione ardua, ma non è impossibile. Progetti sociali come quelli promossi dagli Uffici di Comunicazioni sociali delle diocesi, per esempio, mirano a unire le generazioni, aiutando sia i giovani sia gli anziani ad interagire tra di loro, anche senza l’ausilio delle tecnologie. Comunicarci, dialogare, dibattere e ascoltare rappresentano le fondamenta di una comunità coesa e prospera. Infatti, il percorso verso una comunicazione autentica con Dio, con la famiglia e con il mondo che ci circonda è lungo e richiede dedizione. Ogni piccolo gesto conta: può essere l’atteggiamento di un ragazzo che presta attenzione ai consigli di un familiare, o un genitore che decide di tornare a casa prima per dedicare tempo ai propri cari. Anche una semplice preghiera serale di gratitudine verso Dio rappresenta un atto di comunicazione profonda e sincera. La Bibbia ci ricorda: “Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri” (Giovanni 4:11). Queste parole racchiudono un principio universale: l’amore e la comprensione reciproca sono il fulcro di ogni forma di comunicazione. Accogliere il dono della parola significa abbracciare la responsabilità di utilizzarla per costruire ponti, non muri, per abbattere barriere, non crearne di nuove. Solo così potremo sperimentare un mondo migliore, un mondo in cui ogni voce sia ascoltata e ogni cuore possa amare e sentirsi amato. In conclusione, la vera comunicazione non è solo una questione di parole, ma di connessione. È l’arte di ascoltare con empatia e rispondere con gentilezza. Se ci impegniamo a coltivare questo dono, saremo in grado di trasformare le nostre relazioni e, di conseguenza, il nostro mondo. La parola è potente; usiamola saggiamente.

 

Isabelle Nogueira, Saragiolo (GR)

 

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