MA LEI SORRISE

La consolazione passa attraverso un interesse, una capacità di ascolto e accoglienza. Poi c’è chi con determinazione, tempo, competenza, capacità di iniziativa, mette in atto progetti e costruisce qualcosa di concreto che possa rispondere alle necessità di chi ha bisogno.

 

Ma lei sorrise

 

Beato l’uomo che ha cura del debole, il Signore veglia su di lui. E in che modo lo fa? In tanti modi: oggi esploriamo il territorio compreso tra Piancastagnaio (SI) e Sorano (GR) per “entrare” in una casa speciale. Ricordando che “La donna è la protezione e quasi la dimora di altre anime che in lei possono svilupparsi. Questa duplice funzione di compagna dell’anima e di madre delle anime non è limitata agli stretti confini dei rapporti matrimoniali e materni, ma si estende a tutti gli esseri umani che entrano nel suo orizzonte” (S. Teresa Benedetta della Croce – Edith Stein, La donna)

Casa di Hilde! No, non è l’annuncio di un’agenzia immobiliare, ma un progetto avviato circa cinque anni fa a Piancastagnaio. È una risposta consapevole e sollecita all’emergenza per donne e bambini che subiscono violenza. “La Casa di Hilde” è il titolo di una vecchia canzone scritta da F. De Gregori nel 1973: racconta di una donna che accoglie nella sua casa in cima a un monte, un padre e un figlio che, dovendo attraversare il confine hanno bisogno di trascorrere la notte in un luogo sicuro. Hilde non soltanto non chiede ai suoi ospiti alcuna giustificazione ma, comprendendone la difficoltà, offre loro anche un’affettuosa complicità. Ecco, proprio l’idea di un’accoglienza che non chieda nulla in cambio ci ha suggerito di proporre questo nome per il Progetto.

Accingermi a parlare di questa esperienza se da una parte mi entusiasma, dall’altra mi preoccupa.

Vorrei poter far passare l’idea grande che è alla base di questa iniziativa e di cui si parla spesso, a livello di comunicazione, circa i delitti, gli abusi le violenze che ogni giorno si compiono nei confronti dei deboli ed in particolare delle donne. Si fa un gran parlare e scrivere su questo problema e non è mai abbastanza, ma operare concretamente per porgere un aiuto vero e serio a chi si trova ad affrontarlo, credo sia un passo necessario e imprescindibile, sia che lo si guardi da un punto di vista civile che umanitario, che puramente caritativo e misericordioso.

Voglio usare le parole della brochure di presentazione dell’associazione per indicare quali siano gli obiettivi che la “Casa di Hilde” si prefigge:

  • Fornire accoglienza protetta e per quanto possibile premurosa a donne che abbiano deciso di allontanarsi dalla loro abitazione familiare a causa di violenze domestiche.
  • Dare vita ad un’esperienza condivisa dall’intera nostra comunità di uomini e donne ove, oltre ai contributi economici di ciascun cittadino, possano offrire la loro collaborazione istituzioni e professionalità del territorio.

Ha preso avvio da un’esigenza toccata con mano, incontrata per caso nel nostro cammino, dalla necessità di assicurare, a livello quasi personale o di Parrocchia, una risposta immediata all’accoglienza di donne in fuga da situazioni minacciose, anche con figli.

Il 10 gennaio 2020, dietro una convocazione estesa con lettera personale a tutte le donne del Comune di Piancastagnaio e frazioni, si è avuta un’ampia risposta dalla gente comune, da tante donne che hanno riconosciuto e sentito immediatamente la piaga della violenza ed hanno abbracciato la proposta di creare un’associazione capace di cogliere le richieste poste dai tanti organi quali i C.A.V., i codici rosa, le assistenti sociali, le caserme, gli ospedali che raccolgono le richieste soprattutto di rifugio immediato per sfuggire ad una situazione non più accettabile di donne e minori spaventati.

La Misericordia di Piancastagnaio ha messo a disposizione un appartamento che è stato allestito per l’accoglienza temporanea delle vittime di violenza.

Il lavoro di volontariato si è subito dimostrato importante per fare il primo passo nel rendere accogliente un ambiente abitativo.

Nel frattempo, l’associazione ha preso corpo raccogliendo l’adesione ad oggi di circa 200 donne ed una cinquantina di uomini.

Il coinvolgimento della parte maschile è per noi fondamentale, non possiamo veramente credere ad un cambiamento di mentalità se questo non abbraccia sia gli uomini che le donne.  La Comunità che accoglie e supporta questo progetto e si fa più consapevole, in qualche modo protegge e incoraggia gli sforzi e le terribili decisioni che una donna vittima di violenza si trova a dover prendere spesso per proteggere anche i figli.

Il gruppo è cresciuto nei cinque anni anche grazie alla nascita di altri nuclei operativi che si sono aggiunti a quello originario e con i quali siamo entrati subito in sintonia sull’onda dell’entusiasmo che ha suscitato l’accoglienza di questo progetto. È stata aperta un’altra Casa di accoglienza nel comune di Sorano, questa messa a disposizione dall’Amministrazione comunale. Una terza è in via di allestimento a Pitigliano e, ad oggi, La Casa di Hilde ha accolto circa cento Ospiti.

Tutto ciò è stato possibile grazie all’incessante attività di volontariato che si è prodigato nella sensibilizzazione, partecipando e proponendo momenti di incontro con associazioni e appuntamenti di festa popolare in tutti i comuni e dell’Amiata e delle zone limitrofe ed anche altre province ed associazioni che hanno voluto conoscere la Casa di Hilde.

Inoltre, un gruppo di lavoro si è impegnato per la sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado ricevendo positivi riscontri, un altro dà la propria disponibilità nell’andare a presentare l’esperienza ovunque venga richiesto;

un numero considerevole di donne fa invece parte di attività di laboratorio artigianale: “le arti di Hilde” realizza gadgets e bomboniere solidali che ripropongono simboli caratteristici della campagna contro la violenza di genere.

Tutte le associate, divise in gruppi di una decina o più elementi, provvedono a turno alle varie esigenze di tipo sanitario, burocratico, legale dell’Ospite ed anche di assolvimento scolastico per i minori, essendo presenti tra le volontarie alcune insegnanti che provvedono a rendere meno traumatica la forzata assenza dalle scuole. Inoltre, oltre all’alimentazione, viene fornito anche l’essenziale del vestiario che per la situazione di emergenza non è stato possibile portare con sé.

Sono stati organizzati eventi e iniziative volti alla sensibilizzazione allargata sul tema della violenza di genere ed anche corsi di formazione per le associate.

Ma il rapporto più importante è quello che si stabilisce con la persona ospitata che trova ogni giorno della sua permanenza donne che le offrono compagnia, sostegno, vicinanza senza rigorosamente chiedere nomi o provenienza della stessa che noi tutte chiamiamo sempre “Maria”. L’anonimato di chi viene ospitato è alla base della serietà con cui ciascuno di noi opera nel gruppo.

Molte volte, al termine del forzato soggiorno, le Ospiti lasciano un biglietto di ringraziamento con parole di gratitudine per aver incontrato persone che le hanno confortate anche solo con il silenzio della presenza solidale in un momento così delicato della loro esistenza.

La nascita di questa rete di solidarietà che ad oggi presenta entusiasmo e desiderio di crescere, che non guarda alla provenienza o all’ideologia di nessun associato, credo che oltre ad essere nata dalla volontà di alcune persone sensibili, sia frutto, per chi crede, di una Volontà superiore, che guida l’evolversi di questa specialissima realtà umana.

 

Per la “CASA DI HILDE” Simonetta Da Col

 

 

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