Non temere, non scappare più, fratello, sorella che ti disperi perché non vuoi più ricordare quel fatto, quel gesto, quella parola che ha ferito, ucciso, schiacciato, devastato un altro cuore di carne come il tuo. Lo so non volevi farlo, ma il passato è lì, quel fatto è accaduto, lo vedi sempre davanti a te; la memoria e il dolore te lo restituiscono ogni giorno, ogni notte. Ora basta, però, fermati, sappi che il rimorso che ti consuma è la tua preghiera più vera. Sei tu, solo-sola, giudicato, additato, ma resti figlio-figlia di Dio. E le tue lacrime sono più grandi della condanna che anche tu infliggi a te stesso. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa (Cfr 1Gv 3, 20-21). Lui sa il perché di tutto ciò che è successo. Il tuo pentimento feconda nuovi giorni di vita,

questa nuova fertilità faccia rifiorire il sorriso sul tuo volto. Si, anche tu devi tornare a sorridere perché Dio non ti ha condannato. Dio è il Signore della tua vita e della tua storia, non esiste peccato né errore che Lui non possa o non voglia riscattare con la sua vicinanza, il suo perdono e la sua misericordia. La tua storia non si è interrotta; continua ad essere una storia d’amore tra te e Dio, tra te e gli altri, tra te e il mondo. Anche in quel momento durante il quale rivedi quello che non avresti mai voluto commettere, proprio allora una Mano e uno Sguardo ti hanno tenuto in vita. Uno Sguardo posato su di te, uno Sguardo che ha irrigato di speranza e di ripresa quello che facevi. Uno Sguardo penetrante che non ti ha tolto la dignità, ma già cominciava a restituirtela integra e risanata.

Sr Maria Joseph di Nazareth, O.Carm

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